HOTEL TRANSYLVANIA
HOTEL TRANSYLVANIA
Bene,
bene. Se state cercando un piccolo commento (non tecnico, bensì molto
amatoriale) sul film in questione siete capitati nel posto giusto. Inizio col
dirvi che questo lungometraggio di animazione vi investirà di un’ondata di allegria,
dandovi anche interessanti spunti di riflessione come solo i cartoni animati
sono in grado di fare. Non sono una fanatica del genere horror o gotico. Anzi,
le storie di questo stampo mi lasciano un’inquietudine non indifferente (sì,
sono una fifona). Ma naturalmente hotel Transylvania non è ascrivibile a questa
categoria, nonostante tratti di vampiri, lupi mannari, mostri policefali,
scheletri e stregheriere.
Vi
troverete davanti a un affabile Conte Dracula nei panni del paparino adorato,
come non l’avete mai immaginato (ho fatto anche la rima!). Non ci avevo mai
riflettuto, ma sappiate che l’adolescenza è una brutta bestia anche per i
mostri. Non ci credete? Provate a chiederlo a Mavis, la figlioletta del
temibile Conte succhiasangue, alle soglie dei suoi 118 anni. La ragazza, proprio
quando si appresta a diventare adulta e potrebbe finalmente saziare la sua
curiosità, abbandonando il nido/hotel di lusso in cui è stata allevata con
tanto amore per esplorare il mondo umano, non sa affatto come affrontare
l’argomento, visto che il suo iperprotettivo papà non la lascerebbe volentieri
andare, attanagliato com’è da mille preoccupazioni.
Adesso,
ditemi, non vi sembra una storia già sentita tra le mura di casa vostra?
Ebbene, sì. Il tema principale della trama è proprio questo: il rapporto
genitore/figlia o per meglio dire il trauma esistenziale dei genitori difronte
alla irrefrenabile crescita dei loro adorati bambini maggiorenni.
Ma
torniamo un attimo alla storia. Scontato appare il fatto che dinanzi alla richiesta
di Mavis, il Conte vada in tilt. Eppure, nonostante l’agitazione iniziale,
Dracula riesce a gestire abilmente la situazione, inducendo addirittura la
figlia a desistere dal sogno di una vita (quanta tristezza, accidenti). Ecco
però che quando tutto sembra tornato alla monotonia, un uragano si abbatte
sull’hotel, generando un guazzabuglio non solo nella hall, ma anche e
soprattutto nella vita dei protagonisti. Come recita quel vecchio proverbio , “se Mavis non va al villaggio umano, il villaggio umano va a Mavis”. E
infatti un innocuo giovanotto dalla chioma rossiccia, con uno zaino da
campeggio sulle spalle irrompe nel castello sfoderando il suo sorriso da bravo
ragazzo (oh, che affabile scherzo del destino), gettando letteralmente nel panico
il nostro sfortunato Dracula. Per ovviare momentaneamente al palese problema,
il Conte rintanando il giovane in un antro buio del castello ne camuffa
l’aspetto, tingendo il suo incarnato con un color verde Frankenstein e fingendo
al cospetto della combriccola di mostri presenti nell’hotel che il giovane
altro non sia che un lontano parente del braccio destro di zio Frank. Ma il
bello deve ancora venire. Nell’età della giovinezza, si sa, gli ormoni sanno il
fatto loro e, neanche a dirlo, tra Mavis e Johnnystein (così ribattezzato il
simpatico 21enne Jonathan) è subito zing
che nel gergo dei mostri significa “amore a prima vista”. E quindi dal momento
che i due sono cotti a puntino, il Conte Dracula non può fare altro che
disperarsi bellamente difronte alla prospettiva di avere addirittura un umano
per genero! Come si può bene immaginare, il tenero sentimento appena sbocciato
sarà presto messo a dura prova dalle circostanze e dai fraintendimenti.
Anche
questa volta, sarà l’amore a trionfare? Per saperne di più correte a recuperare
il film, se non l’avete ancora visto! Ma PRIMA, leggete ancora queste altre
poche righe.
Da
questo momento in poi, la storia è scandita da un ritmo via via più incalzante grazie
alla dinamicità delle scene che vanno dal trambusto nella hall dell’hotel dove
i mostri si accalcano in occasione del 118esimo compleanno di Mavis, alla sfida
coi tavoli volanti tra Johnnystein e Dracula o, ancora, al party in piscina in
cui zio Frankenstein esibisce uno dei suoi tuffi di pancia scomponendosi in
mille pezzi, per non parlare poi della morbosa vivacità che investe le scene
del Lupo Mannaro alle prese coi suoi nevrotici cuccioli. Insomma, come per
tutte le storie di mostri che si rispettino non ci si annoia proprio mai. L’ambientazione
è ben curata e contribuisce pienamente alla creazione di un’atmosfera tetra ma
al tempo stesso esilarante, basti pensare agli antri del castello che pur
essendo costellati di ragnatele e crani a destra e a manca non generano per
niente la suspense tipica degli horror, essendo infatti un film rivolto principalmente
a un pubblico di bambini, ma che può essere di grande spunto persino per i più
grandi. Graziosissimo è il riferimento storico a tre grandi compositori di
musica classica: Beethoven, Mozart e Bach, presenti nelle vesti, manco a dirlo,
di tre zombie con parrucca. Una piccola chicca musicale è la canzone rap
conclusiva e a tratti remixata, dal titolo italiano “Zing intorno a me”.
Stupendo l’intreccio originale delle voci scandite dal bagliore delle luci da
discoteca, bellissima la coreografia. E poi, ve l’assicuro, non ve la
toglierete più dalla testa. L’avventura sarà una vera e propria lezione di vita
per Dracula nei panni del papà apprensivo, così come per Mavis che andrà alla
ricerca di se stessa scoprendo quanto difficile sia diventare adulta, per
Johnnystein che pagherà a sue spese il costo di una bugia seppur detta a fin di
bene, e per tutti gli altri mostri che impareranno quanto sia inutile e
corrosivo il pregiudizio verso ciò che è diverso e fa tanta paura solo perché
non si conosce.
Augurandomi
di avervi incuriosito almeno un po’, adesso smonto le tende.
Spero
di non avervi tediato troppo. E in tal caso, vi porgo le mie scuse.
Se
vi va, iscrivetevi per non perdere il mio prossimo sproloquio.
Un
abbraccio impolverato,
dalla
soffitta di Clara per oggi è tutto!
Au
revoir

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