venerdì 26 febbraio 2016

Recensione del film: Hotel Transylvania

HOTEL TRANSYLVANIA

Bene, bene. Se state cercando un piccolo commento (non tecnico, bensì molto amatoriale) sul film in questione siete capitati nel posto giusto. Inizio col dirvi che questo lungometraggio di animazione vi investirà di un’ondata di allegria, dandovi anche interessanti spunti di riflessione come solo i cartoni animati sono in grado di fare. Non sono una fanatica del genere horror o gotico. Anzi, le storie di questo stampo mi lasciano un’inquietudine non indifferente (sì, sono una fifona). Ma naturalmente hotel Transylvania non è ascrivibile a questa categoria, nonostante tratti di vampiri, lupi mannari, mostri policefali, scheletri e stregheriere.
Vi troverete davanti a un affabile Conte Dracula nei panni del paparino adorato, come non l’avete mai immaginato (ho fatto anche la rima!). Non ci avevo mai riflettuto, ma sappiate che l’adolescenza è una brutta bestia anche per i mostri. Non ci credete? Provate a chiederlo a Mavis, la figlioletta del temibile Conte succhiasangue, alle soglie dei suoi 118 anni. La ragazza, proprio quando si appresta a diventare adulta e potrebbe finalmente saziare la sua curiosità, abbandonando il nido/hotel di lusso in cui è stata allevata con tanto amore per esplorare il mondo umano, non sa affatto come affrontare l’argomento, visto che il suo iperprotettivo papà non la lascerebbe volentieri andare, attanagliato com’è da mille preoccupazioni.
Adesso, ditemi, non vi sembra una storia già sentita tra le mura di casa vostra? Ebbene, sì. Il tema principale della trama è proprio questo: il rapporto genitore/figlia o per meglio dire il trauma esistenziale dei genitori difronte alla irrefrenabile crescita dei loro adorati bambini maggiorenni.
Ma torniamo un attimo alla storia. Scontato appare il fatto che dinanzi alla richiesta di Mavis, il Conte vada in tilt. Eppure, nonostante l’agitazione iniziale, Dracula riesce a gestire abilmente la situazione, inducendo addirittura la figlia a desistere dal sogno di una vita (quanta tristezza, accidenti). Ecco però che quando tutto sembra tornato alla monotonia, un uragano si abbatte sull’hotel, generando un guazzabuglio non solo nella hall, ma anche e soprattutto nella vita dei protagonisti. Come recita quel vecchio proverbio , “se Mavis non va al villaggio umano, il villaggio umano va a Mavis”. E infatti un innocuo giovanotto dalla chioma rossiccia, con uno zaino da campeggio sulle spalle irrompe nel castello sfoderando il suo sorriso da bravo ragazzo (oh, che affabile scherzo del destino), gettando letteralmente nel panico il nostro sfortunato Dracula. Per ovviare momentaneamente al palese problema, il Conte rintanando il giovane in un antro buio del castello ne camuffa l’aspetto, tingendo il suo incarnato con un color verde Frankenstein e fingendo al cospetto della combriccola di mostri presenti nell’hotel che il giovane altro non sia che un lontano parente del braccio destro di zio Frank. Ma il bello deve ancora venire. Nell’età della giovinezza, si sa, gli ormoni sanno il fatto loro e, neanche a dirlo, tra Mavis e Johnnystein (così ribattezzato il simpatico 21enne Jonathan) è subito zing che nel gergo dei mostri significa “amore a prima vista”. E quindi dal momento che i due sono cotti a puntino, il Conte Dracula non può fare altro che disperarsi bellamente difronte alla prospettiva di avere addirittura un umano per genero! Come si può bene immaginare, il tenero sentimento appena sbocciato sarà presto messo a dura prova dalle circostanze e dai fraintendimenti.

Anche questa volta, sarà l’amore a trionfare? Per saperne di più correte a recuperare il film, se non l’avete ancora visto! Ma PRIMA, leggete ancora queste altre poche righe.

Da questo momento in poi, la storia è scandita da un ritmo via via più incalzante grazie alla dinamicità delle scene che vanno dal trambusto nella hall dell’hotel dove i mostri si accalcano in occasione del 118esimo compleanno di Mavis, alla sfida coi tavoli volanti tra Johnnystein e Dracula o, ancora, al party in piscina in cui zio Frankenstein esibisce uno dei suoi tuffi di pancia scomponendosi in mille pezzi, per non parlare poi della morbosa vivacità che investe le scene del Lupo Mannaro alle prese coi suoi nevrotici cuccioli. Insomma, come per tutte le storie di mostri che si rispettino non ci si annoia proprio mai. L’ambientazione è ben curata e contribuisce pienamente alla creazione di un’atmosfera tetra ma al tempo stesso esilarante, basti pensare agli antri del castello che pur essendo costellati di ragnatele e crani a destra e a manca non generano per niente la suspense tipica degli horror, essendo infatti un film rivolto principalmente a un pubblico di bambini, ma che può essere di grande spunto persino per i più grandi. Graziosissimo è il riferimento storico a tre grandi compositori di musica classica: Beethoven, Mozart e Bach, presenti nelle vesti, manco a dirlo, di tre zombie con parrucca. Una piccola chicca musicale è la canzone rap conclusiva e a tratti remixata, dal titolo italiano “Zing intorno a me”. Stupendo l’intreccio originale delle voci scandite dal bagliore delle luci da discoteca, bellissima la coreografia. E poi, ve l’assicuro, non ve la toglierete più dalla testa. L’avventura sarà una vera e propria lezione di vita per Dracula nei panni del papà apprensivo, così come per Mavis che andrà alla ricerca di se stessa scoprendo quanto difficile sia diventare adulta, per Johnnystein che pagherà a sue spese il costo di una bugia seppur detta a fin di bene, e per tutti gli altri mostri che impareranno quanto sia inutile e corrosivo il pregiudizio verso ciò che è diverso e fa tanta paura solo perché non si conosce.
Augurandomi di avervi incuriosito almeno un po’, adesso smonto le tende.
Spero di non avervi tediato troppo. E in tal caso, vi porgo le mie scuse.
Se vi va, iscrivetevi per non perdere il mio prossimo sproloquio.

Un abbraccio impolverato,
dalla soffitta di Clara per oggi è tutto!
Au revoir


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