sabato 12 marzo 2016

Recensione del libro: Il figlio di Ramses - La tomba maledetta, C. Jacq



IL FIGLIO DI RAMSES
“La tomba maledetta”

Christian Jacq

Ho comprato questo libro quasi a scatola chiusa, lasciandomi convincere da pochi elementi che ho volutamente incastrato assieme con la benda sugli occhi. Sono stata precipitosa, insomma. Forse un po’ troppo. Avendo scoperto che si trattava dell’attesissimo ritorno di uno scrittore tanto amato per le spettacolari avventure ambientate nell’antico Egitto (di cui sono follemente affascinata) non ho saputo resistere e me ne pento un pochino. 
Ma bando alle ciance, cominciamo!
Dalla quarta di copertina de La tomba maledetta, emerge una trama a dir poco entusiasmante, incentrata sulle avventure di Setna, il secondogenito del faraone Ramses, che pare avere un’unica passione nella sua giovane vita. Setna sogna infatti di diventare scriba e dedica perciò tantissimo tempo allo studio e allo svolgimento di compiti che gli vengono affidati, al fine di completare egregiamente questo misterioso percorso che ha tanto a cuore. Fin dai primi capitoli però il mio prematuro entusiasmo comincia a sgonfiarsi. Veniamo infatti a conoscenza del rapporto antagonistico tra Setna e il fratello maggiore Ramesse, che, dall’acuto istinto bellico, si immerge a capofitto nella vita militare, esibendo le sue elevate qualità nel mestiere. Ho avuto insomma l’impressione che si trattasse di una storia già sentita. Ramesse è il più estroverso dei due, amante dei banchetti e delle belle donne, forse a volte un po’ spaccone e molto esperto nel prendersi gioco del fratello e della sua passione per i libri e i geroglifici. Setna è invece il classico figlio beneducato, diligente, riflessivo, fin troppo perfetto e naturalmente mostruosamente irreale. Nonostante abbiano interessi e inclinazioni così distanti, le loro vite si intrecceranno più di quanto possano immaginare, visto che entrambi si innamoreranno di Sekhet, una ragazza dalla bellezza travolgente e, ovviamente, immancabilmente intelligente, tant’è che studia medicina e trascorre le sue giornate ad aiutare il prossimo con i suoi riti magici. Gli eventi che si susseguono dovrebbero vedere al centro la vicenda della tomba maledetta, che per l'appunto è stata brutalmente violata, col conseguente rapimento del vaso che racchiude il segreto della vita e della morte, ma, con mio grosso dispiacere, non ho visto nulla di tutto ciò. Non voglio dilungarmi sulla trama perché non vorrei darvi anticipazioni o spoilers (se mai ci fosse qualcosa di veramente sorprendente). Tuttavia dal mio punto di vista non ho trovato davvero nulla che mi abbia sconvolto, per così dire. Nessun colpo di scena particolarmente interessante. I dialoghi tra i personaggi sono scontati, dunque non aiutano ad alimentare la suspense da giallo (così come il libro viene invece etichettato) che non ho invece avvertito affatto. I personaggi non sono propriamente statici perché comunque subiscono una loro evoluzione, compiono le loro scelte, ma in conclusione cadono sempre nei soliti cliché. Una delle caratteristiche che ho apprezzato di più nel romanzo è la descrizione delle portate, che pur non essendo particolarmente evocativa, sicuramente ci dà l’idea di che cosa mangiassero gli antichi egizi. Graziosa è anche l’idea di inserire spesso al termine dei capitoli dei disegni esplicativi sul modello dei geroglifici per sottolineare determinati passaggi della narrazione.
Uno dei disegni a fine capitolo
Per il resto, la prosa è paratattica e il lessico è poco ricercato. Mi aspettavo un romanzo davvero travolgente, carico di agghiaccianti misteri, con suggestive digressioni sul mozzafiato paesaggio africano, ma così non è stato. La civiltà egizia è una delle civiltà più ricche di curiose tradizioni, con una mentalità sicuramente aperta e sviluppata e, per una appassionata come me, il libro si è rivelato una vera delusione visto che non dà per niente una fotografia realistica di quello che i reperti archeologici e la storiografia greca (in particolare il II libro delle storie di Erodoto) ci raccontano.
In conclusione, non ho trovato il libro di mio gradimento anche per il fatto che non sia autoconclusivo. Premetto di non essere un’amante delle saghe, anzi. Sono sempre molto scettica e temo di stancarmi molto presto con una storia portata per le lunghe e protratta per più di tre libri, ma in questo caso, credo che il libro non abbia affatto una conclusione. Anche se il mistero non si risolve nel primo di quattro volumi (in uscita nelle librerie nei prossimi mesi), secondo il mio parere, è necessario che una storia trasmetta comunque un messaggio e si regga in piedi con le proprie gambe. Tutto ciò non alimenta in me la curiosità e la voglia di acquistare il seguito, non mi sprona affatto. Quindi, almeno per adesso, la quadrilogia non rientra nelle mie priorità di lettura. E voi? Lo avete già letto? Cosa ne pensate?
  

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