IL FIGLIO DI RAMSES
“La tomba
maledetta”
Christian Jacq
Ho comprato
questo libro quasi a scatola chiusa, lasciandomi convincere da pochi elementi
che ho volutamente incastrato assieme con la benda sugli occhi. Sono stata
precipitosa, insomma. Forse un po’ troppo. Avendo scoperto che si trattava
dell’attesissimo ritorno di uno scrittore tanto amato per le spettacolari
avventure ambientate nell’antico Egitto (di cui sono follemente affascinata)
non ho saputo resistere e me ne pento un pochino.
Ma bando alle ciance,
cominciamo!
Dalla quarta
di copertina de La tomba maledetta, emerge una trama a dir poco entusiasmante,
incentrata sulle avventure di Setna, il secondogenito del faraone Ramses, che
pare avere un’unica passione nella sua giovane vita. Setna sogna infatti di
diventare scriba e dedica perciò tantissimo tempo allo studio e allo
svolgimento di compiti che gli vengono affidati, al fine di completare
egregiamente questo misterioso percorso che ha tanto a cuore. Fin dai primi capitoli
però il mio prematuro entusiasmo comincia a sgonfiarsi. Veniamo infatti a
conoscenza del rapporto antagonistico tra Setna e il fratello maggiore Ramesse,
che, dall’acuto istinto bellico, si immerge a capofitto nella vita militare,
esibendo le sue elevate qualità nel mestiere. Ho avuto insomma l’impressione
che si trattasse di una storia già sentita. Ramesse è il più estroverso dei
due, amante dei banchetti e delle belle donne, forse a volte un po’ spaccone e
molto esperto nel prendersi gioco del fratello e della sua passione per i libri
e i geroglifici. Setna è invece il classico figlio beneducato, diligente,
riflessivo, fin troppo perfetto e naturalmente mostruosamente irreale.
Nonostante abbiano interessi e inclinazioni così distanti, le loro vite si
intrecceranno più di quanto possano immaginare, visto che entrambi si
innamoreranno di Sekhet, una ragazza dalla bellezza travolgente e, ovviamente, immancabilmente
intelligente, tant’è che studia medicina e trascorre le sue giornate ad aiutare
il prossimo con i suoi riti magici. Gli eventi che si susseguono dovrebbero
vedere al centro la vicenda della tomba maledetta, che per l'appunto è stata
brutalmente violata, col conseguente rapimento del vaso che racchiude il segreto
della vita e della morte, ma, con mio grosso dispiacere, non ho visto nulla di
tutto ciò. Non voglio dilungarmi sulla trama perché non vorrei darvi
anticipazioni o spoilers (se mai ci fosse qualcosa di veramente sorprendente).
Tuttavia dal mio punto di vista non ho trovato davvero nulla che mi abbia
sconvolto, per così dire. Nessun colpo di scena particolarmente interessante. I
dialoghi tra i personaggi sono scontati, dunque non aiutano ad alimentare la
suspense da giallo (così come il libro viene invece etichettato) che non ho
invece avvertito affatto. I personaggi non sono propriamente statici perché
comunque subiscono una loro evoluzione, compiono le loro scelte, ma in
conclusione cadono sempre nei soliti cliché. Una delle caratteristiche che ho
apprezzato di più nel romanzo è la descrizione delle portate, che pur non essendo
particolarmente evocativa, sicuramente ci dà l’idea di che cosa mangiassero gli
antichi egizi. Graziosa è anche l’idea di inserire spesso al termine dei
capitoli dei disegni esplicativi sul modello dei geroglifici per sottolineare
determinati passaggi della narrazione.
| Uno dei disegni a fine capitolo |
In conclusione,
non ho trovato il libro di mio gradimento anche per il fatto che non sia
autoconclusivo. Premetto di non essere un’amante delle saghe, anzi. Sono sempre
molto scettica e temo di stancarmi molto presto con una storia portata per le
lunghe e protratta per più di tre libri, ma in questo caso, credo che il libro
non abbia affatto una conclusione. Anche se il mistero non si risolve nel primo
di quattro volumi (in uscita nelle librerie nei prossimi mesi), secondo il mio
parere, è necessario che una storia trasmetta comunque un messaggio e si regga in
piedi con le proprie gambe. Tutto ciò non alimenta in me la curiosità e la
voglia di acquistare il seguito, non mi sprona affatto. Quindi, almeno per
adesso, la quadrilogia non rientra nelle mie priorità di lettura. E voi? Lo
avete già letto? Cosa ne pensate?
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