Vacanze Romane
1953,
grande schermo, Audrey Hepburn e Gregory Peck sullo sfondo di una Roma
monumentale. Film che consacrò e focalizzò l’attenzione della critica sull’attrice
più affascinante di tutti i tempi, Vacanze
Romane racconta la vicenda della principessa Anna che in giro per l’Europa
svolge con dedizione le sue incombenze reali, mostrandosi sempre cordiale ma
distaccata, conoscendo a menadito tutto ciò che le si addice. Fino a che la
vita di corte diventa per lei estremamente soffocante e, in preda a una crisi
isterica, decide di darsela a gambe, esplorando a cuor leggero la frenetica
città eterna in cui si trovava. Ecco che si imbatte in un gentiluomo di tutto
rispetto, Joe Bradley, un giornalista che, all’inizio, non conoscendo l’identità
della giovane, decide di prendersi cura di lei. Joe regala ad Anna una giornata
indimenticabile, priva di regole da seguire, all’insegna delle risate e della
spontaneità. Tuttavia, non bisogna trascurare il fatto che il gentiluomo di tutto rispetto è prima di
tutto un giornalista squattrinato che molto presto capisce di avere a che fare
con una giovane di sangue blu. La tentazione di scrivere un articolo sulla
bella principessa in fuga è grande, grandissima. Ma quando nasce un sentimento,
siamo certi che l’interesse ha il diritto di averla vinta?
È
proprio vero che quando parliamo di Vacanze Romane ci stiamo riferendo a un
tenero film d’altri tempi col magico potere di non tramontare mai. Probabilmente
questa sua qualità è dovuta anche all’influenza che può esercitare una città
eterna quale è appunto Roma. Le scene, infatti, sono state interamente girate
tra le sue vie monumentali attorniate di gente. Non sono di certo mancati
aneddoti simpatici durante le riprese. Si racconta infatti che spesso la gente
del luogo rimaneva incantata dalla macchina da presa prendendosi la briga
persino di dare dei pareri sulla recitazione e quando esordiva dicendo “Va
bene, questa è venuta proprio bene!”, il regista alzava le mani soddisfatto,
arrendendosi al parere di un pubblico così spontaneo (e altrettanto critico).
Un’altra
simpatica scena è quella girata presso la Bocca della Verità. Quando Joe
(Gregory Peck) infila la mano nell’apertura si dà all’improvvisazione, fingendo
che questa gli sia stata famelicamente strappata, nascondendola nella manica
della giacca. Anna (Audrey Hepburn) in preda al panico comincia a strillare
fino a quando lo scherzo viene smascherato, scoppiando in un grande risata. La
scena, assolutamente spontanea (Audrey infatti non era stata avvertita) e comica,
fu considerata ottima dalla regia che decise di utilizzarla nel montaggio
definitivo. Inoltre, si deve proprio a questo film la fama della Vespa in tutto il mondo grazie alla
famosissima scena in cui lo scanzonato giornalista fa un giro al centro storico
della città in compagnia di Anna fino a che non sarà la stessa principessa a
condurre sbadatamente (e anche pericolosamente) il mezzo.
Ho
trovato la visione del film estremamente piacevole, divertente (a tratti
esilarante) seppur contornata di una sensibile amarezza. Ottima la fotografia,
caratterizzata dal fascino di cui sono dotate le pellicole in bianco e nero. Anche
la scenografia non scherza, sfruttando tutte le ambientazioni più tipiche di
Roma e offrendo persino allo spettatore una piccola vacanza nella capitale. Tra
i tanti riconoscimenti da parte della critica, Vacanze romane fece aggiudicare a Audrey l’Oscar come miglior attrice protagonista (1954).
La
tenerezza e la malinconia della storia lasciano sul volto un sorriso un po’ triste,
trasmettendoci però un messaggio importante ovvero che anche le fiabe più belle
sono destinate a terminare e che la realtà non sempre può essere romanzata.




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