sabato 28 maggio 2016

Recensione del film: Vacanze Romane

Vacanze Romane

1953, grande schermo, Audrey Hepburn e Gregory Peck sullo sfondo di una Roma monumentale. Film che consacrò e focalizzò l’attenzione della critica sull’attrice più affascinante di tutti i tempi, Vacanze Romane racconta la vicenda della principessa Anna che in giro per l’Europa svolge con dedizione le sue incombenze reali, mostrandosi sempre cordiale ma distaccata, conoscendo a menadito tutto ciò che le si addice. Fino a che la vita di corte diventa per lei estremamente soffocante e, in preda a una crisi isterica, decide di darsela a gambe, esplorando a cuor leggero la frenetica città eterna in cui si trovava. Ecco che si imbatte in un gentiluomo di tutto rispetto, Joe Bradley, un giornalista che, all’inizio, non conoscendo l’identità della giovane, decide di prendersi cura di lei. Joe regala ad Anna una giornata indimenticabile, priva di regole da seguire, all’insegna delle risate e della spontaneità. Tuttavia, non bisogna trascurare il fatto che il gentiluomo di tutto rispetto è prima di tutto un giornalista squattrinato che molto presto capisce di avere a che fare con una giovane di sangue blu. La tentazione di scrivere un articolo sulla bella principessa in fuga è grande, grandissima. Ma quando nasce un sentimento, siamo certi che l’interesse ha il diritto di averla vinta?
È proprio vero che quando parliamo di Vacanze Romane ci stiamo riferendo a un tenero film d’altri tempi col magico potere di non tramontare mai. Probabilmente questa sua qualità è dovuta anche all’influenza che può esercitare una città eterna quale è appunto Roma. Le scene, infatti, sono state interamente girate tra le sue vie monumentali attorniate di gente. Non sono di certo mancati aneddoti simpatici durante le riprese. Si racconta infatti che spesso la gente del luogo rimaneva incantata dalla macchina da presa prendendosi la briga persino di dare dei pareri sulla recitazione e quando esordiva dicendo “Va bene, questa è venuta proprio bene!”, il regista alzava le mani soddisfatto, arrendendosi al parere di un pubblico così spontaneo (e altrettanto critico).
Un’altra simpatica scena è quella girata presso la Bocca della Verità. Quando Joe (Gregory Peck) infila la mano nell’apertura si dà all’improvvisazione, fingendo che questa gli sia stata famelicamente strappata, nascondendola nella manica della giacca. Anna (Audrey Hepburn) in preda al panico comincia a strillare fino a quando lo scherzo viene smascherato, scoppiando in un grande risata. La scena, assolutamente spontanea (Audrey infatti non era stata avvertita) e comica, fu considerata ottima dalla regia che decise di utilizzarla nel montaggio definitivo. Inoltre, si deve proprio a questo film la fama della Vespa in tutto il mondo grazie alla famosissima scena in cui lo scanzonato giornalista fa un giro al centro storico della città in compagnia di Anna fino a che non sarà la stessa principessa a condurre sbadatamente (e anche pericolosamente) il mezzo.
Ho trovato la visione del film estremamente piacevole, divertente (a tratti esilarante) seppur contornata di una sensibile amarezza. Ottima la fotografia, caratterizzata dal fascino di cui sono dotate le pellicole in bianco e nero. Anche la scenografia non scherza, sfruttando tutte le ambientazioni più tipiche di Roma e offrendo persino allo spettatore una piccola vacanza nella capitale. Tra i tanti riconoscimenti da parte della critica, Vacanze romane fece aggiudicare a Audrey l’Oscar come miglior attrice protagonista (1954).

La tenerezza e la malinconia della storia lasciano sul volto un sorriso un po’ triste, trasmettendoci però un messaggio importante ovvero che anche le fiabe più belle sono destinate a terminare e che la realtà non sempre può essere romanzata.


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