venerdì 13 maggio 2016

Recensione del libro: Il buio oltre la siepe, H. Lee

Il buio oltre la siepe

Harper Lee


Conoscevo questo libro per la sua fama da tantissimo tempo. Ma, devo ammetterlo, mi è ritornato in mente solo al seguito delle polemiche scatenatesi con la pubblicazione nel 2015 della continuazione “Va’, metti una sentinella”. Ne ho sentito parlare dappertutto sul web. L’altro giorno ho fatto una capatina in libreria e Il buio oltre la siepe era messo in prima fila tra gli scaffali di narrativa, così ho deciso di acquistarlo senza sapere molto sulla trama. Tornata a casa ho cominciato a leggerlo e mi sono resa conto di avere tra le mani un libro davvero speciale e intenso. Non basterebbe una piccola (o grande) recensione per spiegare il valore di questo romanzo. Posso solo dire di essere rimasta piacevolmente incantata da ogni singola scelta dell’autrice. La trama è stata genialmente concepita per non parlare della trattazione dei personaggi che è assolutamente magistrale. Ma andiamo con ordine.

Il racconto ruota attorno alla famiglia Finch (composta da papà Atticus, i figli Jem e Scout, la cuoca Calpurnia) e al piccolo quartiere di Maycomb, abitato (come tutti i quartieri che si rispettino) dall’intera varietà del genere umano. Il romanzo è diviso in due parti. Nella prima, la narratrice nonché protagonista Scout (o per meglio dire Jean Louise) ci fornisce un quadro chiaro e appassionante della storia della sua famiglia e addirittura della storia di Maycomb, presentandoci il vicinato con le sue strambe e disparate abitudini. Scout racconta di un lasso temporale piuttosto disteso, ricordando le marachelle combinate col fratello maggiore Jem e l’amico dell’estate Dill. La narrazione è scandita dall’alternarsi delle stagioni e il tutto è filtrato attraverso l’innocenza infantile della voce narrante. Credo sia impossibile non provare una forte empatia verso la piccola ma impertinente Scout tanto quanto verso il più ragionevole e posato Jem. I due fratelli crescono senza una figura materna e il loro punto di riferimento non è che Atticus che di mestiere fa l’avvocato e manifesta il suo senso di giustizia e di legalità nell’educazione che impartisce ai figli, esibendo un atteggiamento coerente agli insegnamenti trasmessi. Dalla mentalità assolutamente aperta e progressista, Atticus è un uomo pienamente paziente ed equilibrato, ma al tempo stesso determinato e tenace. La seconda parte del romanzo introduce quello che è il tema predominante dell’intera storia: Atticus viene incaricato della difesa di ufficio di un uomo di colore, Tom Robinson, accusato di violenza carnale nei confronti di una ragazza bianca. Atticus è indubbiamente convinto dell’innocenza di Tom, ma conosce altrettanto bene le dinamiche del tempo in cui vive. Si tratta insomma di un processo iniquo, il cui verdetto è decretato ancor prima di cominciare. Siamo difronte a un’epoca in cui i bianchi difendono e manifestano la loro superiorità razziale a scapito dell’inferiorità dei neri, senza troppe esitazioni. Ecco introdotto (e sviluppato) il tema della discriminazione razziale. Bianchi contro neri, gentiluomini disonesti contro inetti remissivi (o forse semplicemente rassegnati). Atticus difende a spada tratta i diritti dei neri perché crede in una società formata da esseri umani, indipendentemente dal colore della pelle. Ecco perché viene additato dai suoi concittadini come negrofilo. Ed è a questo punto della storia che i discriminati vanno ad aumentare, senza badare troppo questa volta se siano bianchi o neri. Persino a scuola Scout e Jem sono accusati di avere un padre amico dei negri, insensatamente convinto da bislacche idee di integrazione e uguaglianza. Tra angherie e soprusi vari, la storia andrà avanti fino a una conclusione dalla tensione vibrante, ma allo stesso tempo emozionante e commuovente.
Si tratta, insomma, di una storia intensa e ricca di spunti di riflessione che non posso che consigliarvi. Mi chiedo, infatti, come non l’abbia mai letta prima. Quello che più mi ha colpito del romanzo, al di là del messaggio di cui si fa portavoce, è senza dubbio il carattere dei personaggi. Ho adorato Scout e le sue elucubrazioni mentali, molto avanti per la sua giovanissima età. È stato bellissimo calarsi nella mentalità di una bambina ed è stato altrettanto bello cogliere l’evoluzione dettata dalla crescita sia di Scout, ma soprattutto di Jem che, alla fine della storia, sarà a tutti gli effetti un preadolescente.
È un romanzo propositivo che lascia sperare in un futuro a poco a poco più roseo. Mi sono chiesta se in un mondo tanto globalizzato come quello in cui viviamo, sia possibile assistere tutt’oggi a fenomeni di razzismo quotidiani. Come possiamo permettere che si assumano atteggiamenti talmente barbari e obsoleti verso chi è diverso rispetto a noi? Spesso siamo indotti a pensare che il razzismo o la discriminazione in genere sia qualcosa di lontano da noi, come se il problema fosse solo l’accoglienza nei centri profughi o la chiusura delle frontiere. In realtà ogni singolo giorno, nella nostra quotidianità siamo chiamati a lottare contro l’intolleranza e il fanatismo. Basta uscire di casa e fare un giro in centro per accorgersi di quanto bisogno ci sia di un semplice sorriso o una banale monetina che consente invece a chi è meno fortunato di noi di sopravvivere. Concludo con una splendida citazione tratta dal libro:

«Ma se gli uomini sono di un tipo solo, come ti spieghi che non vanno mai d’accordo tra loro? Se sono tutti eguali, perché passano la vita a disprezzarsi a vicenda?»


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