giovedì 5 maggio 2016

Recensione del libro: Orgoglio e pregiudizio, J. Austen

Orgoglio e Pregiudizio

Jane Austen

Ho terminato la lettura di un altro classico scritto da un’autrice alla quale non mi ero ancora mai approcciata. Sto parlando, come avete già letto dal titolo, di “Orgoglio e Pregiudizio” (Pride and Prejudice) che la Austen cominciò ad abbozzare a poco più di vent’anni e al quale lavorò fino ad avvenuta pubblicazione, per più di sedici lunghi anni. La trama (conosciutissima e sviluppata successivamente in pellicole cinematografiche, serie tv, se non addirittura altri libri) racconta le vicende di una famiglia della campagna inglese di fine ‘700 e in particolare delle cinque adoratissime figlie di Mrs Bennet alla ricerca, come di consueto per il tempo, di un’adeguata sistemazione matrimoniale.

"E' cosa ormai risaputa che a uno scapolo in possesso di un'ingente fortuna manchi soltanto una moglie. Questa verità è così radicata nella mente delle famiglie del luogo che, nel momento in cui un simile personaggio viene a far parte del vicinato, prima ancora di conoscere anche lontanamente i suoi desideri in proposito, viene immediatamente considerato come proprietà legittima di una o l'altra delle loro figlie."

Delle cinque ragazze viene fuori un dipinto ineccepibile, che non lascia nulla in sospeso. La più grande è Jane dal cuore estremamente buono e gentile, seguita da Elizabeth, amante della lettura, spesso impertinente e dalle battute taglienti, poi Mary dedita agli studi in cui impiega tutto il suo tempo, e infine Chaterine spesso succube della sorella minore Lydia, assai frivola e civettuola. Questo romanzo mette abilmente alla luce le profonde differenze che caratterizzano una medesima famiglia a partire dai caratteri diversi che la compongono fino poi alle percezioni e alle emozioni che una stessa circostanza può scatenare in soggetti talmente diversi. Si tratta di un romanzo corale che parla di società, ipocrisia, lealtà, affetto e, inevitabilmente, di orgoglio e pregiudizio. Nonostante il romanzo analizzi ed assecondi l’evoluzione di tutti i personaggi, sicuramente la storia narrata ruota attorno alla secondogenita, Lizzy, incline al pregiudizio, che proprio per questa sua propensione tira presto le conclusioni su un giovanotto assai affascinante, ma, a detta sua, irritabilmente orgoglioso. Ed ecco qua il binomio Lizzy/pregiudizio e Darcy/orgoglio. Due individui-mondo estremamente lontani l’uno dall’altro che saranno costretti dalla vita ad avvicinarsi. È assolutamente piacevole seguire il filo rosso di una trama tanto ricca e articolata, tipicamente austeniana. L’autrice, infatti, sfodera tutta la sua maestria nel concepire un intreccio tanto intricato quanto una fitta foresta. Ho avuto la sensazione di vedere sotto ai miei occhi uno sviluppo dettato esclusivamente dagli atteggiamenti o dalle scelte prese dai protagonisti. Ed è proprio per questo che la caratterizzazione dei personaggi (anche di quelli secondari) diventa in questo romanzo semplicemente fondamentale. In altre parole, la storia è fatta dai singoli soggetti. 
Le digressioni (in un romanzo ottocentesco poi) sono numerose, ma non le ho trovate mai esageratamente prolisse o addirittura fuorvianti. Ogni paragrafo è un pezzo di puzzle utilissimo che sarà (prima o dopo) completato e dunque meglio apprezzato. Nulla è dato al caso. E d’altronde non potrebbe esserlo, considerato il grande lasso di tempo che la Austen gli dedicò. Si potrebbe spesso rischiare di definire Orgoglio e pregiudizio come un ‘polpettone sentimentale’ – espressione utilizzata dal professor Piero Dorfles nel suo I cento libri che rendono più ricca la nostra vita – ma, come dice lo stesso, il romanzo è molto di più. La Austen mette infatti a confronto due ambienti storicamente spesso in lotta tra di loro: quello della media borghesia (a cui appartiene la famiglia Bennet) e quello della tradizionale nobiltà (rappresentato tra i molti dallo stesso Mr Darcy). Simpatica e vivace è anche la caratterizzazione dei genitori delle ragazze: Mr Bennet dai modi burberi tende spesso a prendersi gioco di una moglie assolutamente poco intelligente e puerile (forse più della figlia Lydia) con una buona dose di sarcasmo. Nonostante il suo atteggiamento apparentemente misogino, Mr Bennet nutre una profonda stima nei confronti delle figlie Jane ed Elizabeth che reputa intelligenti ed intuitive, seppur caratterialmente diverse come è normale che sia. La stessa Elizabeth, molto più loquace e diretta, sa essere un’abile consigliera del padre e teme, essendo la sua prediletta, di deluderlo a causa di scelte in apparenza poco condivisibili. Ho trovato la lettura davvero piacevole e scorrevole. Non ho terminato il romanzo in pochi giorni solo perché evidentemente non era il libro giusto nel momento giusto, ma confermo quanto si legge/sente in giro: è un libro che va assolutamente letto!



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