sabato 18 giugno 2016

#telomania | Recensione del libro: Il gatto venuto dal cielo, H. Takashi

Il gatto venuto dal cielo

Hiraide Takashi

Oggi vi parlo brevemente del secondo volume acquistato per ricevere il telo mare della promozione Einaudi. Dopo Storie di primogeniti e figli unici, scritto da un autore italiano, con Il gatto venuto dal cielo approdiamo in una dimensione geografica lontana da quella europea o in generale occidentale. La storia infatti è incentrata in Giappone. La protagonista è Chibi, una gatta dal manto arlecchino che si intrometterà nella casa di una giovane coppia di sposi, in punta di piedi, con la sinuosità e l’eleganza di cui solo i gatti sono dotati fino a sconvolgere positivamente le loro esistenze. 
Non avevo mai letto nulla di autori orientali anche se ultimamente ho cominciato a nutrire una certa curiosità per un mondo così distante (o forse non tanto) dal nostro. Perciò volevo vedere quali sarebbero state le mie impressioni su un prodotto letterario di questo tipo. Parto col dire che non ho riscontrato grandi difficoltà nel calarmi nell'ambientazione o nello scenario dipinto da Takashi. È anche vero che, a differenza di quanto può accadere con la cultura cinese, fin da piccoli siamo stati bombardati da Anime e Manga già a partire dalle reti televisive nazionali, acquisendo dunque una certa confidenza con alcune delle abitudini della cultura nipponica.

Riguardo al romanzo, una delle primissime cose che ho notato è stata la grande attenzione riservata alla descrizione degli ambienti. Si tratta nello specifico di digressioni piuttosto metodiche, smaniose di precisione. La storia si sviluppa principalmente in casa o comunque nel giardino circostante e nonostante la limitatezza e la familiarità degli spazi in cui le vicende sono ambientate l’autore molto spesso utilizza delle espressioni specifiche per indicare la posizione degli oggetti, le distanze tra le cose, la mobilia. Takashi insomma ci fornisce una sorta di cartina geografica per esplorare tramite le coordinate forniteci a mano a mano quel frammento di quartiere nel quale si dispiega la storia. La narrazione procede spedita e avviene in prima persona tramite proprio il narratore/autore che ci racconta dell’epoca in cui la sua vita coniugale non era poi così tanto entusiasmante, ma al contrario si stava spegnendo lentamente, soffocata dall’abitudine. Lui e la moglie trascorrono la loro quotidianità impegnati nei rispettivi lavori e pur condividendo lo stesso tetto, non sanno più cosa significhi amarsi. Fino a quando, come ho già anticipato, dalla finestra della loro cucina comincerà ad entrare abitualmente una gatta, Chibi, un felino dall’aspetto bellissimo che, trascorrendo gran parte delle giornate a casa loro, si conquisterà le attenzioni e la simpatia di entrambi. L’impostazione della storia è molto simile a quella di un monologo interiore, infatti, è l’autore che rievoca momenti della sua vita passata attraverso il filtro del tempo che ha reso memorabili determinati avvenimenti, scolpendoli nel suo cuore. Tramite la figura di Chibi, i due coniugi riprenderanno il dialogo che avevano perso, riscopriranno l’amore, la dedizione reciproca: questo è il regalo che Chibi ha lasciato nelle loro vite, come un dono venuto dal cielo
Si tratta di una storia delicata e dalla tenerezza disarmante, bella e fragile come un bocciolo appena spuntato.
Essendo una grande amante dei gatti, mi sono stupita positivamente difronte alla scoperta della grande importanza che rivestono questi animali nella cultura giapponese. Hiraide Takashi è originario di Fukuoka e leggendo qualche notizia sul web ho constatato che proprio dalle parti di questa prefettura esiste addirittura un’isola famosa per essere il regno di numerosissimi felini. Inoltre a causa della difficoltà di adottare un micetto a motivo delle rigide regole condominiali (accennate anche nel romanzo) esistono i cosiddetti Neko Caffè dove sono ospitati dozzine di gatti bramosi di essere coccolati. Takashi con questo racconto ha spopolato in Francia, riscuotendo un successo incredibile nel panorama Occidentale. La sua passione per i gatti (che scommetto accomuna molti di noi) emerge serenamente dalla lettura di queste pagine pur non raccontando minuziosamente i momenti di tenerezza e di coccole che siamo abituati a condividere coi nostri amici a quattro zampe. Takashi, infatti, ci accompagna oltre alla sfera della pratica quotidianità per farci riflettere su come anche i nostri amici felini, senza dire una parola, possono insegnarci tanto.


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