Il gatto venuto dal cielo
Hiraide Takashi
Oggi
vi parlo brevemente del secondo volume acquistato per ricevere il telo mare
della promozione Einaudi. Dopo Storie di primogeniti e figli unici, scritto da
un autore italiano, con Il gatto venuto dal cielo approdiamo in una dimensione
geografica lontana da quella europea o in generale occidentale. La storia
infatti è incentrata in Giappone. La protagonista è Chibi, una gatta dal manto arlecchino che si intrometterà nella
casa di una giovane coppia di sposi, in punta di piedi, con la sinuosità e l’eleganza
di cui solo i gatti sono dotati fino a sconvolgere positivamente le loro
esistenze.
Non
avevo mai letto nulla di autori orientali anche se ultimamente ho cominciato a
nutrire una certa curiosità per un mondo così distante (o forse non tanto) dal
nostro. Perciò volevo vedere quali sarebbero state le mie impressioni su un
prodotto letterario di questo tipo. Parto col dire che non ho riscontrato
grandi difficoltà nel calarmi nell'ambientazione o nello scenario dipinto da
Takashi. È anche vero che, a differenza di quanto può accadere con la cultura
cinese, fin da piccoli siamo stati bombardati da Anime e Manga già a partire dalle
reti televisive nazionali, acquisendo dunque una certa confidenza con alcune
delle abitudini della cultura nipponica.
Riguardo
al romanzo, una delle primissime cose che ho notato è stata la grande attenzione riservata
alla descrizione degli ambienti. Si tratta nello specifico di digressioni
piuttosto metodiche, smaniose di precisione. La storia si sviluppa
principalmente in casa o comunque nel giardino circostante e nonostante la
limitatezza e la familiarità degli spazi in cui le vicende sono ambientate l’autore
molto spesso utilizza delle espressioni specifiche per indicare la posizione
degli oggetti, le distanze tra le cose, la mobilia. Takashi insomma ci fornisce
una sorta di cartina geografica per esplorare tramite le coordinate forniteci a
mano a mano quel frammento di quartiere nel quale si dispiega la storia. La narrazione
procede spedita e avviene in prima persona tramite proprio il narratore/autore
che ci racconta dell’epoca in cui la sua vita coniugale non era poi così tanto
entusiasmante, ma al contrario si stava spegnendo lentamente, soffocata dall’abitudine.
Lui e la moglie trascorrono la loro quotidianità impegnati nei rispettivi
lavori e pur condividendo lo stesso tetto, non sanno più cosa significhi
amarsi. Fino a quando, come ho già anticipato, dalla finestra della loro cucina
comincerà ad entrare abitualmente una gatta, Chibi, un felino dall’aspetto
bellissimo che, trascorrendo gran parte delle giornate a casa loro, si
conquisterà le attenzioni e la simpatia di entrambi. L’impostazione della
storia è molto simile a quella di un monologo interiore, infatti, è l’autore che
rievoca momenti della sua vita passata attraverso il filtro del tempo che ha
reso memorabili determinati avvenimenti, scolpendoli nel suo cuore. Tramite la
figura di Chibi, i due coniugi riprenderanno il dialogo che avevano perso,
riscopriranno l’amore, la dedizione reciproca: questo è il regalo che Chibi ha
lasciato nelle loro vite, come un dono venuto dal cielo.
Si tratta di una
storia delicata e dalla tenerezza disarmante, bella e fragile come un bocciolo
appena spuntato.
Essendo
una grande amante dei gatti, mi sono stupita positivamente difronte alla
scoperta della grande importanza che rivestono questi animali nella cultura
giapponese. Hiraide Takashi è originario di Fukuoka e leggendo qualche notizia
sul web ho constatato che proprio dalle parti di questa prefettura esiste addirittura
un’isola famosa per essere il regno di numerosissimi felini. Inoltre a causa
della difficoltà di adottare un micetto a motivo delle rigide regole
condominiali (accennate anche nel romanzo) esistono i cosiddetti Neko Caffè dove sono ospitati dozzine di
gatti bramosi di essere coccolati. Takashi con questo racconto ha spopolato in
Francia, riscuotendo un successo incredibile nel panorama Occidentale. La sua passione
per i gatti (che scommetto accomuna molti di noi) emerge serenamente dalla
lettura di queste pagine pur non raccontando minuziosamente i momenti di
tenerezza e di coccole che siamo abituati a condividere coi nostri amici a
quattro zampe. Takashi, infatti, ci accompagna oltre alla sfera della pratica
quotidianità per farci riflettere su come anche i nostri amici felini, senza
dire una parola, possono insegnarci tanto.
Nessun commento:
Posta un commento