giovedì 16 giugno 2016

#telomania | Recensione del libro: Storie di primogeniti e figli unici, F. Piccolo

Storie di primogeniti e figli unici
Francesco Piccolo


Ho deciso anch’io di cogliere al volo l’iniziativa Einaudi dell’estate secondo la quale (anche se è probabile che ormai abbiate sentito questa tiritera fino alla nausea) dal 1 al 30 giugno in tutte le librerie aderenti, acquistando due tascabili Einaudi riceverete in omaggio un telo mare letterario, con al centro l’incipit di Moby-Dick e l’immagine della balena. Confesso che non appeno ho visto la commessa infilare nel sacchetto il telo incellofanato mi sarei messa a saltare di gioia (mi accontento delle piccole graziosissime cose). Lo so che a molti è sembrata una blanda trovata commerciale, ma onestamente anche se così fosse non vedo quale sia il problema. Alcuni si sono lamentati della qualità della stoffa utilizzata ma, anche qui, non capisco cosa ci si aspettasse. Voglio dire che innanzi tutto è un “telo mare” e non un asciugamano perciò non dovrebbe essere assorbente fintanto che va utilizzato come stuoia (almeno così la vedo io) e poi si capisce che è semplicemente un gadget da aggiungere alla già considerevole collezione (fatta di tazze, segnalibri, penne, funko pop, e quant’altro) dell’insaziabile schiera di lettori. Forse per una volta potremmo smetterla di essere polemici anche verso l’aria che respiriamo perché inquinata ma non troppo, ne va della nostra salute mentale e fisica, ragazzi miei, quindi sorridiamo e al limite non fiondiamoci in libreria per approfittare della trovata, secondo me comunque carinissima e simpatica. 

Dopo questa premessa un po’ petulante, avevo il piacere di parlarvi di uno dei libri che ho preso per ottenere il telo mare, ovvero “Storie di primogeniti e figli unici” scritto da un autore e sceneggiatore italiano, Francesco Piccolo. Era da molto tempo che non leggevo autori miei connazionali, così gironzolando il libreria con lo scopo di comprare qualcosa di cui non avevo mai sentito parlare per godermi tutto il piacere della scoperta, ho deciso di prendere tra le tante proposte questa raccolta di racconti dalle caratteristiche davvero stupende. La cosa che mi ha convinto completamente è stato l’incipit del primo racconto, riportato anche sulla quarta di copertina:

«Quando ero piccolo, e andavo a scuola insieme a mio fratello, mia madre mi diceva di tenerlo per mano, e questo mi sembrava giusto e anche responsabile. Quello che non capivo è perché mi diceva sempre: “mi raccomando, quando passate per quella strada dove non c’è il marciapiede, mettiti sempre tu dal lato della strada, dove passano le automobili”. Io lo facevo, e lo facevo con diligenza, ma ero molto dispiaciuto. Per me significava: “io spero che nessuna auto vi butto sotto, ma se proprio dovesse succedere, preferisco che muoia tu piuttosto che lui»

Mi sono detta che con un inizio così, il libro non poteva che essere assolutamente promettente. Non è molto semplice parlare dello stile dello scrittore o comunque del tono utilizzato nella raccolta. Francesco Piccolo infatti accosta nove racconti che hanno come collante protagonisti nella prevedibile condizione di primogeniti oppure figli unici. Oltre a questo dato accomunante, le varie narrazioni rispecchiano se stesse presentando anche elementi di contrasto e ambientazioni che ci catapultano in una situazione distante chilometri da quella della pagina precedente. Ogni racconto presenta una prosa scorrevolissima, asciutta ma non troppo essenziale, capace di andare dritto al sodo senza giri di parole, senza per questo perdere la sua poeticità. Il lessico è appropriato e cambia camaleonticamente a seconda dell’ambientazione, l’età, la contestualizzazione della narrazione. Si alternano racconti di una sagace ironia con altri più malinconici, dorati di una percettibilissima sofferenza. Uno dei pregi massimi dell’opera è che proprio perché ci vengono dipinte situazioni quotidiane e spontanee è semplicissimo, se non addirittura automatico, immedesimarsi nella storia o almeno sentirsi in qualche modo riflessi nei pensieri, nelle battute, negli atteggiamenti descritti. A fine lettura sembra quasi di essere venuti a contatto con una vita nella sua interezza. È una raccolta polifonica ma sapientemente armonizzata, diretta e incisiva.
Non compro molte raccolte di racconti perché di solito preferisco immergermi per più tempo nella lettura, conoscendo più a fondo i personaggi, le trame, l’evoluzione delle storie narrate. Coi racconti invece mi sento un po’ spaesata e insoddisfatta. Ho la sensazione che di solito debba spettare a me trovare un “senso” ai molti aspetti che, ovviamente a motivo del genere diverso dal romanzo, vengono trascurati. Invece (forse per la prima volta) non mi succede nulla di tutto ciò. Ogni racconto ti lascia dentro l’appagamento che un buon romanzo è capace di dare, nonostante personaggi storia e evoluzione siano concentrati a volte in poco più di sei pagine.
È stato davvero un ottimo acquisto e posso ritenermi più che soddisfatta visto che ho pescato alla cieca, avendo modo di scoprire un autore che, considerato ciò che leggo di solito, non avrei adocchiato facilmente! 


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