lunedì 24 ottobre 2016

Recensione del libro: Due, I. Némirovsky

Due

Irène Némirovsky

Dopo diversi mesi, torno a parlarvi di libri e comincio da un romanzo che ho letto durante l’estate. Con Due della Némirovsky ci ritroviamo in uno scenario per certi versi simile a quello di Generazione Perduta scritto dall’inglese Vera Brittain. La storia è ambientata, infatti, nel primo dopoguerra tra le strade di Parigi. Protagonisti sono i figli dei ricchi e facoltosi signori Carmontel: Pascal, Gilbert e il più giovane, Antoine e i fatti narrati ruotano attorno al loro processo di crescita che li trasformerà prima di quanto avrebbero mai immaginato da giovanotti a uomini maturi, aggravati dal peso di quella che erano soliti definire “morte anticipata”, la vecchiaia. I tre ragazzi, ciascuno con le proprie esperienze, rincorrono abitualmente il piacere, il desiderio irrefrenabile di vita, attraverso l’entusiasmo di una giovinezza troppo intensa ma altrettanto sfuggente, come la guerra ha dato loro prova. Mentre le loro giornate sono scandite da emozioni, da molteplici passioni sentimentali, dalle voglie sfrenate e irrinunciabili, giustificate proprio dall’età, quelle dei loro genitori sembrano invece dominate dalla quiete abitudinaria provocata dalla vecchiaia e da un matrimonio corroborato negli anni vissuti insieme. Sembra non esserci più amore, niente più passione ad accendere i loro sguardi stanchi.


“Erano vecchi e tra loro era nata un’amicizia invisibile agli sguardi altrui; si sentivano uniti contro i nemici comuni: le preoccupazioni domestiche, l’ingratitudine dei figli, la paura della morte. In certi momenti, nonostante le tempeste passate, erano consapevoli di un’alleanza contro tutto ciò che minacciava il loro riposo, quella pace conquistata a caro prezzo con l’età.”


Dopo i primi capitoli che ci dipingono lo scenario generale, la trama si incentra principalmente sulla vita sentimentale di Antoine, attraverso l’analisi del suo matrimonio con Marianne, donna con cui intrattiene tra alti e bassi una relazione fin dalla sua giovinezza. Ed è proprio quando i due convolano a nozze che cominciano a sorgere mille perplessità e altrettante incertezze sul senso del matrimonio. Come si può amare una persona intensamente per tutta la vita, quando ormai sembra non esserci più nulla da scoprire? E soprattutto, quando e come arriva quel preciso momento in cui si passa da amanti innamorati ad amici, compagni leali? Qual è, insomma, il segreto del matrimonio?

“Come ci si affretta ad amare quando si è giovani! Quanta paura abbiamo di aspettare! Quanta fretta di fare la scelta definitiva, di indirizzare la nostra vita in questa o in quella direzione! Rinfacciamo all’esistenza quella parte di fatalità sulla quale non abbiamo alcuna possibilità di intervento.”

In contrasto con quanto accade solitamente nell’età giovanile, quando semplicemente si ha fretta di vivere, in età adulta ecco che invece il tempo sembra dilatarsi, il senso delle cose sembra tutt’altro. Ciò che si amava non si ama più e forse quello che è stato ottenuto non era ciò che si era sempre desiderato, o che si desidera ancora. Molteplici sono gli spunti di riflessione che l’autrice ci offre attorno al mondo coniugale e non solo. La storia ci insegna che non si finisce mai di scoprire se stessi. Come si può riuscire dunque a comprendersi in profondità e, conseguentemente, ad amare l’altro in modo totalizzante? Ancora una volta la risposta è data dal tempo:

“Gli anni di vita in comune avevano compiuto, quasi all’insaputa degli sposi, il loro lavoro segreto: di due esseri ne avevano fatto uno solo.”

Proprio come era accaduto ai coniugi Carmontel, ecco che la felicità coniugale sopraggiunge anche per Antoine e Marianne con l’accettazione reciproca e l’appagamento per quegli sporadici momenti di affetto e risate, accompagnati senz’altro da cupi segreti intuiti ma sempre taciuti. Forse che stia in questo la vera forza? Non voglio dilungarmi oltre sulla trama perché essendo un libro assolutamente introspettivo, trovo poco utile parlare di quei pochi particolari che alimenterebbero la curiosità per il racconto in se e per se, ma che appunto solo belli da scoprire man mano si legge. Per quanto riguarda lo stile, ho trovato la scrittura della Némirovsky davvero aggraziata, ma al contempo diretta ed immediata, senza troppi fronzoli. L’autrice sviluppa il tema del matrimonio senza mai essere melensa, anzi, per tutto il libro c’è un’aurea pessimistica e per certi versi cinica, che tuttavia ritengo essere davvero molto fedele alla realtà. È una storia che parla di crescita, di passione, di delusione, di malattia e di morte, di amore e consapevolezza. È un autentico squarcio di vita che produce riflessioni e che, forse, più che darci delle risposte fa scaturire nuove domande.


                                                                  

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