mercoledì 23 marzo 2016

Recensione del libro: Il gabbiano Jonathan Livingston, R. Bach


Il gabbiano Jonathan Livingston

Richard Bach       


Probabilmente sono una delle pochissime persone sulla faccia della terra che nel 2016 non avevano ancora letto questo classico degli anni settanta. Perciò, per rimediare a questa gravissima mancanza, ieri sera ho deciso di avventurarmi in questa storia che parla di mare, di viaggio, di sogni, di sacrificio e che insegna come la speranza non debba mai andare perduta. Solo un breve accenno alla trama (visto che immagino la conoscano persino i muri). Il protagonista è il gabbiano Jonathan Livingston che non riesce ad accontentarsi della tipica vita per quelli della sua specie. Jonathan sente che se la natura lo ha dotato di due grandissime e bianche ali, ci sarà sicuramente un motivo più grande del semplice ‘procurarsi cibo’ per sopravvivere. Jonathan si sente attratto dalla dinamica del volo, dalle virate, dagli atterraggi e dall’ebbrezza del vento che a contatto con le sue piume è capace di cancellare ogni suo dubbio. Jonathan si esercita tutti i santi giorni per migliorare la tecnica e aumentare la velocità. 

Non si stanca mai, neppure quando la famiglia Buonappetito, stormo di cui fa parte, gli scaglia addosso insulti e prese in giro. Jonathan è un reietto. Un incompreso, destinato a vivere nella sua rumorosa solitudine, in compagnia di un mare e un cielo che non può condividere. Probabilmente è impossibile non amare questo libro proprio perché ognuno di noi almeno una volta nella vita si è sentito Jonathan. Tante volte ci troviamo sul punto di mollare un sogno per cui tanto abbiamo lottato solo perché non troviamo l’appoggio della gente o addirittura delle persone a noi care. E ci scoraggiamo, finché il nostro volo non ci viene a cercare e, a quel punto, non possiamo più tirarci indietro. Spessissimo, nell’epoca di incertezze e paure in cui viviamo, le nostre nuove generazioni tendono a sviluppare un’attitudine pessimistica nei confronti del presente e nichilistica verso il futuro. Ci sembra che tutto ci sia negato. Ed è vero. Abbiamo pochi motivi per restare tranquilli. Ma davvero vogliamo arrenderci a una vita che qualcuno prima di noi ci ha mal pianificato? Jonathan ci insegna esattamente cosa fare: lottare, andare avanti e non permettere a nessuno di toglierci la nostra vocazione, il motivo per cui siamo venuti al mondo. C’è un progetto specifico per ognuno di noi e, come Jonathan, dobbiamo solo individuarlo e combattere per esso. La storia si presenta come un favola delicata e malinconica. Lo stile di Richard Bach, che per anni è stato pilota dell’aviazione militare americana (e non solo), è semplice e diretto; tuttavia non mancano dei tecnicismi relativi al mondo del volo. Spesso ci sono anche dei paragrafi di taglio filosofico esposti con semplicità ma anche con grande intensità.

“Se la nostra amicizia dipendesse da cose come lo spazio e il tempo, quando finalmente supereremo lo spazio e il tempo avremo distrutto la nostra fratellanza! Superiamo lo spazio, e tutto quello che ci resta e il Qui. Superiamo il tempo, e tutto ciò che resta è l’Ora. E nel bel mezzo del Qui e dell’Ora non credi che potremmo vederci qualche volta?”

L’edizione che ho acquistato è quella della BUR, pubblicata nell’ottobre del 2015, lasciandomi conquistare dalle illustrazioni che arricchiscono una storia di per sé così tanto preziosa, realizzate dall’artista britannico Ashley Crowley.

“«Per volare veloce come il pensiero, e andare ovunque» disse, «devi convincerti che sei già arrivato.»”

Jonathan ci mostra come la cosa più importante sia esercitare in primis l’amore che va oltre ogni incomprensione. Ci spiega il valore della solitudine e della mancanza. Ci racconta la gentilezza e il rispetto. Ci invita ad abbandonare il finito per sollevare il nostro sguardo verso ciò che sta al di sopra della nostra testa. Jonathan, nella sua spontaneità, si presenta come maestro di vita oltre che di volo. E visto che c’è un giovane gabbiano dentro ognuno di noi, non possiamo non prendere spunto da questa storia incantevole.

“Perché qualunque numero è un limite, e la perfezione non ha limiti. La velocità perfetta, figliolo, è esserci.”


2 commenti:

  1. Ciao, sono passata a trovarti dopo aver letto il tuo commento su un mio video :)
    bellissima questa edizione! il libro poi fa davvero riflettere..
    tornerò per leggere altre tue recensioni, un bacio

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    1. Ciao, Caterina! Ti ringrazio per essere passata! È molto gentile da parte tua. Un abbraccio ��

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