Il gabbiano Jonathan Livingston
Richard Bach
Probabilmente
sono una delle pochissime persone sulla faccia della terra che nel 2016 non
avevano ancora letto questo classico degli anni settanta. Perciò, per rimediare
a questa gravissima mancanza, ieri sera ho deciso di avventurarmi in questa
storia che parla di mare, di viaggio, di sogni, di sacrificio e che insegna
come la speranza non debba mai andare perduta. Solo un breve accenno alla trama
(visto che immagino la conoscano persino i muri). Il protagonista è il gabbiano
Jonathan Livingston che non riesce ad accontentarsi della tipica vita per
quelli della sua specie. Jonathan sente che se la natura lo ha dotato di due
grandissime e bianche ali, ci sarà sicuramente un motivo più grande del
semplice ‘procurarsi cibo’ per sopravvivere. Jonathan si sente attratto dalla
dinamica del volo, dalle virate, dagli atterraggi e dall’ebbrezza del vento che
a contatto con le sue piume è capace di cancellare ogni suo dubbio. Jonathan si
esercita tutti i santi giorni per migliorare la tecnica e aumentare la
velocità.
Non si stanca mai, neppure quando la famiglia Buonappetito, stormo di
cui fa parte, gli scaglia addosso insulti e prese in giro. Jonathan è un
reietto. Un incompreso, destinato a vivere nella sua rumorosa solitudine, in
compagnia di un mare e un cielo che non può condividere. Probabilmente è
impossibile non amare questo libro proprio perché ognuno di noi almeno una
volta nella vita si è sentito Jonathan. Tante volte ci troviamo sul punto di
mollare un sogno per cui tanto abbiamo lottato solo perché non troviamo l’appoggio
della gente o addirittura delle persone a noi care. E ci scoraggiamo, finché il
nostro volo non ci viene a cercare e, a quel punto, non possiamo più tirarci
indietro. Spessissimo, nell’epoca di incertezze e paure in cui viviamo, le
nostre nuove generazioni tendono a sviluppare un’attitudine pessimistica nei
confronti del presente e nichilistica verso il futuro. Ci sembra che tutto ci
sia negato. Ed è vero. Abbiamo pochi motivi per restare tranquilli. Ma davvero
vogliamo arrenderci a una vita che qualcuno prima di noi ci ha mal pianificato?
Jonathan ci insegna esattamente cosa fare: lottare, andare avanti e non
permettere a nessuno di toglierci la nostra vocazione, il motivo per cui siamo
venuti al mondo. C’è un progetto specifico per ognuno di noi e, come Jonathan,
dobbiamo solo individuarlo e combattere per esso. La storia si presenta come un
favola delicata e malinconica. Lo stile di Richard Bach, che per anni è stato
pilota dell’aviazione militare americana (e non solo), è semplice e diretto;
tuttavia non mancano dei tecnicismi relativi al mondo del volo. Spesso ci sono
anche dei paragrafi di taglio filosofico esposti con semplicità ma anche con
grande intensità.
“Se la nostra amicizia dipendesse da cose
come lo spazio e il tempo, quando finalmente supereremo lo spazio e il tempo
avremo distrutto la nostra fratellanza! Superiamo lo spazio, e tutto quello che
ci resta e il Qui. Superiamo il tempo, e tutto ciò che resta è l’Ora. E nel bel
mezzo del Qui e dell’Ora non credi che potremmo vederci qualche volta?”
“«Per volare veloce come il pensiero, e
andare ovunque» disse, «devi convincerti che sei già arrivato.»”
Jonathan
ci mostra come la cosa più importante sia esercitare in primis l’amore che va
oltre ogni incomprensione. Ci spiega il valore della solitudine e della
mancanza. Ci racconta la gentilezza e il rispetto. Ci invita ad abbandonare il
finito per sollevare il nostro sguardo verso ciò che sta al di sopra della
nostra testa. Jonathan, nella sua spontaneità, si presenta come maestro di vita
oltre che di volo. E visto che c’è un giovane gabbiano dentro ognuno di noi,
non possiamo non prendere spunto da questa storia incantevole.
“Perché qualunque numero è un limite, e la
perfezione non ha limiti. La velocità perfetta, figliolo, è esserci.”
Ciao, sono passata a trovarti dopo aver letto il tuo commento su un mio video :)
RispondiEliminabellissima questa edizione! il libro poi fa davvero riflettere..
tornerò per leggere altre tue recensioni, un bacio
Ciao, Caterina! Ti ringrazio per essere passata! È molto gentile da parte tua. Un abbraccio ��
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